Alessandro Mazzucotelli




Alessandro Mazzucotelli è nato a Lodi nel 1865.

Suo nonno era venuto da Locatello per impiantare una vendita di attrezzi rurali in legno e ferro.

Giovanni, padre di Alessandro ingrandì l’attività, la riammodernò, vendendo e costruendo anche macchine agricole. Ma l’azienda, imprudentemente rinnovata, fallì e Alessandro, che aveva finito il ginnasio,  si sentì dire dalla madre che ormai non c’erano più soldi per permettergli il lusso del liceo. Da buon valdimagnino non si perse d’animo e partì, aveva 18 anni. Fu per qualche mese a Torino e poi si presentò all’officina del fabbro milanese Oriani, con cui il padre era  stato in rapporti di lavoro.

Nel 1891, a soli 26 anni, rilevò la bottega.

La passione per il rinnovamento delle cosiddette arti minori aveva investito in quegli anni l’Inghilterra e poi la Francia e da lì era arrivata nell’Italia settentrionale e a Milano, città  ricca, attiva e  fiduciosa. Lo stile che si stava diffondendo era quello “floreale”. Mazzucotelli, grazie al suo amore per la natura, seppe interpretare il motivo dominante del disegno floreale in modo molto personale lavorando il ferro con grande passione. Dotato di abilità e creatività eccezionali era in grado di conferire al ferro quell’aspetto flessuoso e fiorito che costituiva il carattere dominante del Liberty.

I ferri del Mazzucotelli apparvero al gran pubblico per la prima volta nel 1902 all’Esposizione internazionale d’Arte Decorativa moderna di Torino, e fu un trionfo.

Cominciò così una prestigiosa carriera che lo vedrà collaborare con i più famosi architetti del suo tempo e presenziare con le sue opere a varie Esposizioni.

Nel 1903 cominciò a dedicarsi all’insegnamento presso la Scuola umanitaria di Milano, proponendo innovativi criteri didattici, basati sullo studio teorico della natura e sulla sperimentazione diretta dei materiali. Tra il 1903 e il 1904 compì una serie di viaggi in Europa,  approfondendo la conoscenza delle idee moderniste.

La famosa lampada delle libellule, realizzata per l’esposizione internazionale di Milano del 1906, che si svolse in occasione dell’apertura del traforo del Sempione, è diventata un simbolo della sua maestria ma anche del Liberty italiano.

Nel 1909 aprì una nuova sede della sua ditta alla Bicocca degli Arcimboldi, lavorando incessantemente su nuovi progetti in Italia e in Sudamerica.

Fu tra i fondatori della Scuola Superiore di arti applicate ISIA di Monza e nel  1922 ne divenne il direttore.

Celebrato e vezzeggiato dalla critica e dal pubblico, fu tra gli artisti chiamati da Gabriele D’Annunzio (1925) a decorare la fastosa dimora del Vittoriale di Gardone Riviera.

Siccome, per ragioni misteriose, pare che la valle Imagna tenda a  restare nel cuore e nella mente delle persone, Mazzucotelli tornò in Valle Imagna e a Rota creò una  sua dimora: è a Caros e conserva, grazie ai suoi eredi e poi alla cura e alla sensibilità degli attuali proprietari, ancora intatte tante sue opere.

Fu anche sindaco di Rota Imagna e, in questa veste, commemorò un altro illustre personaggio del paese, l’architetto Giacomo Quarenghi, in occasione del centenario della sua morte.

Troviamo i suoi lavori, oltre che in Italia anche a Buenos Aires, Città del Messico e a Bangkok in Thailandia.

Tra le sue opere ne ricordiamo alcune che probabilmente avete avuto  occasione di vedere e che, forse la prossima volta osserverete con più attenzione e affetto.

a Milano: l’ex Palazzo delle Poste di piazza Cordusio, la clinica Columbus, il cancello delle farfalle nella casa di via Ausonio, il palazzo della nuova Borsa, il palazzo Castiglioni a porta Venezia, il Camparino e i lampioni di piazza Duomo.

A San Pellegrino il Kursall

A Monza la cancellata della Villa Reale

Alessandro Mazzucotelli morì a Milano nel 1938 e fu sepolto nel cimitero di Rota, aveva 73 anni.

Fu la passione per il suo lavoro e l’amore per la materia del suo lavoro quello che fece di lui non solo un artigiano ma anche un grande artista, quell‘amore che lo portava a dire ai suoi allievi “ pian bagai. Te ghet de tratà el fer come la toa morosa”.


Guardate, divertente:

http://www.pixeloose.it/lampada-delle-libellule/